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2021 Città

Le città: Torino

Ho scritto queste righe un paio di mesi fa. Erano rimaste lì, in sospeso e oggi ho recuperato le immagini. Ecco i miei pensieri di tarda primavera su Torino..

Il parco della Tesoriera, a Torino

Credo che ogni luogo abbia una sua anima ed una propria modalità di accogliere le persone. Ho, da sempre, questa sensazione e, a seconda dei luoghi che ho visitato o in cui ho vissuto, ho provato attrazione, repulsione o indifferenza; mi sono sentita accolta, oppure respinta, ho respirato emozioni di gioia prevalente, di tristezza, di confusione o di chiarezza.
Mi piace la natura e la mia vita ‘ideale’ sarebbe in un luogo completamente immerso nel verde, eppure… subisco il fascino – irresistibile – di alcune grandi città.
Torino è una di queste.
Torino è stata la mia casa per un lungo ed importante periodo della mia vita e lì ho vissuto momenti intensi ed emozionanti . É stato il mio rifugio, quando ne avevo necessità e mi ha accolta e protetta.
È stato il luogo dove ho potuto sedimentare, guarire dalle ferite e ricominciare.
Ma Torino non è solo questo per me: è una città sabauda, essenziale ed ordinata che rassicura e al tempo stesso respira attraverso i suoi larghi viali, con i suoi corsi infiniti e le ampie piazze su cui si affacciano case dalle facciate austere e raffinate che sembrano raccontare la storia che hanno visto ed ospitato. Torino è la città delle regge e dei parchi reali ed è la città dei quartieroni costruiti intorno alla Fiat dello scorso millennio, che ha poi abbandonato la stessa città che le aveva dato tanto, fino a deturparsi.

Torino, Piazza Vittorio e la Mole Antonelliana, vista dall’alto


É la città delle Università, della cultura non troppo gridata, degli spettacoli al Regio e di quelli improvvisati per strada. Del quartiere Crocetta e di Falchera.
È la città delle signore che scendono dai loro appartamenti truccate e vestite di seta (ma non troppo vistosa) per fare la spesa dal droghiere e dei senza tetto che dormono lì vicino, su cartoni protetti dall’infinita rete di portici del centro.
È la sede del Toro e della Juve che incarnano due anime opposte della città e della vita. È la città che ha data i natali a tanti ‘torinesi’ per cui la “noblesse” è un obbligo di vita, ed è la stessa città che ha accolto cinquanta, sessant’anni fa immigrati dal sud dell’Italia ed oggi, dal sud – e dall’est, dal nord e dall’ovest- del mondo (perché Torino, si sa, per i torinesi è il centro del mondo).

Torino, Palazzo Reale

Passeggiando per strada, si sentono parlare un’infinità di lingue diverse, incluso, seppur di rado, il torinese, che con la sua cadenza strascicata ed inconfondibile tanto irrita noi, figli di un dio minore, che abbiamo avuto i nostri natali nel Piemonte Orientale.

E poi basta, perché per Torino, più di così sarebbe già troppo!

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2021

31 dicembre: i miei auguri

Questa notte finirà il 2020 (nel momento in cui scrivo, in alcuni Paesi del mondo è già terminato)! L’anno in cui siamo stati tutti ostaggi del Covid-19 (o della gestione dei governi del Covid-19?). Per la maggior parte… un anno da dimenticare e passare oltre.

Non vorrei buttare tutto di questo anno!

Durante il primo lock down tutti pensavamo che ne saremmo usciti migliorati. Non è successo! Tre mesi di clausura forzata, durante i quali necessariamente abbiamo dovuto sforzarci di convivere al meglio, non hanno sconfitto migliaia di anni di cattive pratiche del genere umano.

Ma… ci hanno dato una misura di come e quanto sia possibile adattarci alle situazioni, tirare fuori innumerevoli conigli dal cappello, dimostrare che sappiamo (anche se per poco) essere davvero solidali.

Abbiamo capito (se non l’avevamo già fatto prima) quanto sia facile manipolare le masse, diffondendo informazioni parziali, imprecise e martellanti. Abbiamo preso consapevolezza della facilità estrema con cui siamo soggetti ad essere travolti dalla paura, dal panico, dalla falsa speranza.

Personalmente durante il 2020 ho cambiato “obtorto collo” molte condizioni della mia vita, di cui sono – tutto sommato – alla fin fine soddisfatta. Per cui non butto via il bambino con l’acqua sporca…

Ma mi sento in dovere di fare una serie di auguri.
Per il 2021 auguro a tutti coloro che hanno perso il lavoro di poterlo riavere. Agli imprenditori costretti alle chiusure forzate, auguro di poter ricominciare per loro stessi, per i loro dipendenti e per il prosperare dell’economia in genere.

Auguro a tutti gli studenti italiani di poter avere, da subito, una scuola degna di questo nome.

Auguro a tutti i cittadini italiani di poter vedere realizzata l’utopia di una sanità efficace, efficiente e universale e di avere uno Stato che si prenda cura di loro, invece di spremerli, ingannarli, depredarli, gabbarli.

Auguro a tutti gli elettori che finisca per sempre l’epoca dei governi incapaci e degli amministratori corrotti.

Auguro a chi è stato abbandonato da solo, relegato nella case, nelle RSA, nei luoghi di cura, a chi non ha potuto dire addio ai propri cari, che nessuno mai più si arroghi il diritto di mettere in atto una simile barbarie.

Auguro a tutti gli “organi di informazioni” il black out totale.

Nella speranza di non vedere mai più una mascherina in vita mia… auguro, con tutto l’ottimismo di cui sono capace, un buon inizio per il 2021!