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Il coraggio di educare

Dare l’esempio, saper dire di no, ascoltare e credere nei propri figli sono elementi essenziali nell’educazione.

Educare: In generale, promuovere con l’insegnamento e con l’esempio lo sviluppo delle facoltà intellettuali, estetiche, e delle qualità morali di una persona, specialmente di giovane età. (Treccani)

Lo psichiatra, sociologo, educatore, saggista  Paolo Crepet sul rapporto genitori-figli

Sempre più intimoriti dal loro ruolo, moltissimi genitori cercano di fare gli ‘amiconi’ con i propri figli, perdendo così l’opportunità di svolgere il ruolo di ‘guida’ che, soprattutto nei primi anni di vita, è fondamentale per i propri figli.

Ho assistito, qualche mese fa, ad un scena su un mezzo pubblico dove un bambini di 3 anni (circa) aveva intavolato un’accesa discussione con il proprio padre su dove sedersi, contestando la scelta del padre. La querelle (durata alcuni minuti a colpi di “Stiamo qui” “no voglio andare là”) si è conclusa con il padre che si alzava dal proprio posto e rincorreva il figlio per andare a sedersi esattamente dove il bambino aveva deciso. Quel bambino, crescendo, di fronte ai primi problemi seri che gli si presenteranno a chi potrà chiedere consiglio? Di chi si potrà fidare?

Conosco famiglie che non sono capaci di dire di ‘no’ ai propri figli, negando così loro la possibilità di avere dei punti di riferimento certi. Figli che da adulti crederanno di poter avere tutto in ogni circostanza.

Vedo continuamente genitori spaesati che ruotano intorno ai desideri e ai capricci di bambini e bambine che vengono trattati come se fossero delle piccole divinità a cui obbediscono ciecamente, rinunciando al loro ruolo di educatori per trasformarsi in ossequi servitori dei loro piccoli tiranni. Gli stessi genitori che poi chiedono all’insegnante di essere ‘magnanimo’ nei confronti del proprio figlio, perché non credono che ce la possa fare da solo.

Una società che non educa è una società che non avrà adulti maturi ma eterni adolescenti immaturi, incapaci di prendere decisioni, di compiere scelte, di assumersi responsabilità.

Il buon genitore, dunque, non è colui che gioca il ruolo di amico, ma è colui che da il buon esempio; è colui che ‘indirizza’ le scelte ponendo dei punti fermi, fatti di ‘sì’ e di ‘no’ chiari e duraturi; è colui che sa ascoltare e consolare, ma anche correggere gli errori. Soprattutto, è colui che crede nella capacità del proprio figlio, della propria figlia e sa che le difficoltà della vita saranno per lui o per lei un buon allenamento a diventare migliore e a dimostrare chi davvero è.

Di Raffaella Ginepro

Mi chiamo Raffaella Ginepro, sono nata in un anno bisestile. Amo scrivere. Amo leggere. Amo la musica. Amo camminare. Amo ciò che faccio. Non ho ancora deciso che cosa sarò da grande.

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